ODISSEA
da Omero
L'Odissea è un testo che conserva sempre intatto il suo fascino particolare. Restiamo sempre ammaliati da quello che si può considerare il viaggio più importante di tutta la cultura occidentale. Ulisse si scontra impotente con il continuo gioco degli dèi, che di volta in volta lo salvano o tentano di eliminarlo, ma forse sono proprio quelle stesse divinità che invidiano questo essere umano capace di un coraggio e di una intelligenza leggendari, e di sentimenti che valgono molto di più della loro immortalità. Il Recital si basa su un "montaggio" di passi scelti, tra i più conosciuti e coinvolgenti: il Ciclope, Circe, la discesa nell'Ade, Scilla e Cariddi. La voce recitante, impegnata in una recitazione fortemente ritmica, è accompagnata da una tessitura di suoni e musiche eseguite dal vivo.
CORRIERE DELL'UMBRIA
Venerdi 31 luglio 1998
di Carmela Neri
I VERSI DI OMERO AL TEATRO DEL
DRAGO DI PERUGIA ACCOMPAGNATI DA MUSICA E NASTRO MAGNETICO
ULISSE ALLA CORTE DI NAUSICAA
Una voce e mille volti: ottima
prova di Claudio Carini
I versi di Omero per una sera hanno colorato di viaggi,
sortilegi, mostri ed eroi il Teatro del Drago, proiettato nel
fulgore del mito dove tutto è possibile.
Per più di un'ora Claudio Carini, inseguendo nel raffinato
intreccio dei suoni la stratificata tessitura
dell'"Odissea", ne ha recitato al leggìo i più bei
canti, intersecando le parole dal vivo con la sua stessa voce
registrata e snodata in infinite tonalità, e con la musica di
Simone Frondini. La scelta dei testi è apparsa subito d'effetto:
quasi una miniserie, tra i tanti episodi, dotata di una
intrinseca consequenzialità. Logica era la successione dei fatti
presi e liberamente adattati dal racconto di Ulisse alla corte
dei Feaci: dopo l'accecamento di Polifemo, figlio di Poseidone
(che ostacola con ogni mezzo il ritorno ad Itaca di Odisseo),
comincia la nota sequela di avventure, con l'astuto protagonista
prima volto a fronteggiare gli incantesimi e le voglie di Circe;
poi visitatore commosso dell'Ade; e infine navigante in balia di
Scilla e Cariddi, vendetta del Dio del mare.
Carini, fine interprete di difficili testi poetici, avvicenda e
rende godibili (con una voce-tela di Penelope dai ricami
cangianti) i personaggi, cui dà corpo parlando. Tante pagine,
nei ricordi di scuola pesanti, diventano un soffio di vento nella
delicata partitura degli strumenti a fiato di Frondini. Mentre
Claudio si abbandona alla rievocazione dei Ciclopi, primo fra
tutti un Polifemo invisibile, ma enorme e bestiale nel vocione da
orco. Qui il verso dell'autore si fa più "inclito".
Ma, se pur l'episodio di Circe di minore statura poetica, ottimo
è aver attribuito alla "terribile dea dalla parola
umana" un'asessuato, cavernoso straniamento tonale da
avanguardia. Il momento migliore è la discesa nell'Ade. Gli
occhi del pubblico si fanno lucidi per le parole di Omero e la
sensibile pietà che l'attore sa imprimervi: nell'horror
ante-litteram, arrivano in primo piano le teste mozze dei morti,
che bevono scuro sangue fumante. Elpenore, vittima di Circe,
chiede al compagno Ulisse "un tumulo in ricordo di un uomo
infelice su cui sia piantato un remo". Tiresia predice al
figlio di Laerte una nuova partenza dopo l'approdo a Itaca, poi
un altro ritorno e che "morte dal mare ti verrà molto
dolce, vinto da una serena vecchiezza".
Struggente l'incontro dell'eroe con la madre Antìclea, che non
vuol creder morta. Tre volte l'abbraccia, deluso nello stringere
un'ombra, che dice quei versi impalpabili: "non morbo, ma il
rimpianto di te, il tormento di te splendido Odisseo, l'amore per
te mi ha strappato alla vita, dolceza di miele". Con lei una
femminea teoria, spose e figlie e sorelle d'eroi, Alcmena,
Epicaste, Leda; e Clitennestra con Agamennone ancora gonfio
d'odio per la strage di Egisto. E poi di nuovo il mare, Scilla e
Cariddi, tragedia annunciata nella "suspence" di un
rombo lontano. Abbagliante il riveglio di Ulisse sulla spiaggia
dei Feaci, con Nausicaa, e giochi d'acqua di nude ancelle.
Nel ritorno a Itaca, sulla nave di Alcinoo, il sonno "del
tutto simile alla morte" di chi fu immortale perché più
famoso degli dèi. Mentre finalmente la nave va senza intoppi,
"un uomo che aveva saggezza simile ai numi e molti dolori
aveva patiti nell'anima, ora immoto dormiva, scordati tutti i
dolori".