Fontemaggiore
Ricordi di viaggio
di
Claudio Carini
da: "L'orecchiocchio" 1988
"Il treno immaginario" di Antonella Bazzoli
Sembra quasi di sfogliare un album di foto d'epoca: le
immagini si susseguono, consumate dal tempo, per dileguarsi poi
nella stessa nebbia di mistero dalla quale erano emerse. E'
quanto accade in "Ricordi di viaggio",
spettacolo a cura di Claudio Carini che ha debuttato a fine
settembre presso la stazione ferroviaria di Solfagnano (Pg) e che
in primavera verrà di nuovo rappresentato in diverse stazioni
dell'Umbria, di quelle un pò in disuso, dove l'ultimo treno
passa intorno alle 20.oo.
Ed è infatti sullo sfondo reale dei binari che si muovono i
personaggi. Ad interpretarli sono gli attori della Fontemaggiore:
Valter Corelli, Stefano Cipiciani, Claudio Carini, Cristina
Bravini, Silvana Liberati, Sabine Van der Steur, Fabio Pasquini e
Fausto Marchini.
Alternandosi in scena essi raccontano stralci di vita di alcune
persone in procinto di partire, di altre decise a restare e di
altre ancora che non riescono a scegliere: "Bisogna
restare? O andare via?... Se è necessario parti: ma se puoi
resta..." I testi, in parte scritti dal regista ed in
parte tratti da opere di Baudelaire, Tolstoj, Tardieu, Buzzati e
Machado, narrano così le "mille vite" di
uomini soli, senza i quali "la città continua a
vivere" e ai quali "non aveva dato neppure un
saluto".
Comune denominatore tra i personaggi: la condizione umana della
solitudine e l'incapacità di comunicare gli uni con gli altri.
Il tutto offuscato dall'inesorabile scorrere del tempo. Temi
drammatici che tuttavia vengono trasmessi al pubblico con estrema
delicatezza, tanto da venire percepiti leggeri e rivestiti da un
malinconico oblio.
Ma la protagonista indiscussa rimane la stazioncina, con il suo
treno che urla e tossisce, con lo stridere dei freni, con il
disco rosso. Con i ricordi di una diva invecchiata e dimenticata,
con il ferroviere che lucida i bottoni della divisa nuova e
conosce a memoria gli orari dei treni. Una stazioncina dove
regnano eterne l'attesa e l'indifferenza. Ma dove il pubblico
inevitabilmente si sente coinvolto da ciò che sta accadendo
lungo i binari. Forse per la veridicità del luogo, o forse per
le analogie con le proprie esperienze personali. Resta il fatto
che è impossibile non ritrovare un pò di se stessi in "Ricordi
di viaggio".
I primi a sperimentarlo sono stati gli abitanti di Solfagnano. In
occasione della festa paesana hanno infatti assistito allo
spettacolo ed hanno così sentito rivivere il passato tra le mura
della vecchia stazione ferroviaria. Poi, con la stessa allegria
con la quale erano giunti, cantando e suonando la fisarmonica,
hanno lasciato anche loro, come i personaggi, il luogo della
rappresentazione. Ad augurare a tutti "Buon
proseguimento" è stato infine il più amareggiato tra
i personaggi. Scendendo per sempre dal treno ha deciso di
lasciare tutto davvero e con un "addio" ha
chiesto congedo a tutti, ringraziando per la buona compagnia.
Corriere dell'Umbria 2 agosto 1988
"La solitudine è un binario vuoto a
mezzanotte" di Luca Labarile
(...)La sera seguente, rimanendo all'interno della stazione,
ci spostiamo dalla sala d'aspetto al secondo binario, da dove
osserviamo le apparizioni di cui lo spettacolo di Claudio Carini
è composto: "Ricordi di viaggio" si
vuol presentare come evento, un evento adattabile ad ogni
stazione ferroviaria, in cui tutto il nostro immaginario, con la
voce di alcuni dei più grandi autori degli ultimi due secoli
(Baudelaire, Buzzati, Tolstoj ed altri), prende corpo attraverso
una perfetta colonna sonora incisa dagli stessi attori di
Fontemaggiore, che vanno a rinforzare le già potenti suggestioni
sonore apparendo come personaggi lungo i binari,
materializzazione della musica, coagulati dalle parole.
Personaggi diversi eppure tutti accomunati da un profondo senso
di solitudine e di una quotidianità vissuta allo stesso tempo
come peso e come àncora per una sopravvivenza fatta di
microscopiche soddisfazioni. Forse è proprio l'incapacità di
partire, di fuggire ai malinconici ritmi della loro vita, che
impedisce a queste evanescenti presenze di prendere il treno. In
questa stazione tutti restano, e il treno lo si sente soltanto
arrivare e andare via, lasciando nient'altro che fumo dietro di
sé. Con il fumo vengono inghiottiti i personaggi, quasi come
l'inconscio inibisce i più vivaci desideri.
Un lavoro di grande rigore che mette in luce doti registiche e
interpretative ancora non abbastanza valorizzate negli attori
perugini. "Ricordi di viaggio" replica ancora oggi 2
agosto alle 23,45 circa, dopo i consueti appuntamenti della
serata di Piazza Nuova a Perugia.