FONTEMAGGIORE
A E I O U
da Silenzio al silenzio
di M. Rita Alessandri
con Claudio Carini e Leonardo Ramadori
Da: Corriere dell'Umbria
19 dicembre 1993
"In un tempo lontano, quando il mondo era
ancora giovane, non esistevano le voci della natura, le parole,
ma un frastuono terribile, assordante. Una vibrazione profonda
rintronava nella testa. Gli esseri presero allora dell'argilla e
plasmarono un mostro, il Silenzio, che ingoiò quella vibrazione;
e fu allora che cominciarono ad uscire dalla sua bocca degli
strani suoni".
E' così che Maria Rita Alessandri ha cominciato
"AEIOU" spettacolo scritto per i bambini e gli adulti a
rievocare la nascita del linguaggio e della poesia. Questo
pomeriggio, alle 17.00, al Teatro Sant'Angelo di Perugia si
replica questa bella "partitura per attore e
musicista", in cui l'attore è un Claudio Carini in
grandissima forma, per il quale l'autrice-regista, si vede, ha
propruio ritagliato "su misura" il personaggio. O
meglio, i personaggi. Già, perché l'incredibile Claudio in
scena è il mostro Silenzio e tutte le sue innumerevoli voci,
incarna le lettere dell'alfabeto, insegue le vocali, si arrampica
sulle acrobatiche asprezze delle consonanti, si trasforma in
belva famelica della foresta, è preda e predatore, diventa uomo,
pianta ed animale, sente e fa sentire il freddo, la noia, l'odio,
la paura, l'allegria del mondo primitivo alla ricerca disperata e
titanica di esprimere ciò che era fuori e dentro il proprio
animo. Il tremendo bestione "Grrr" che insegue il
tremebondo "Brrr", l'uomo che muore esalando in tanti
modi una sola, "triste" vocale; la nascita delle prime
parole e la buffa presentazione tra rozzi
"neandertalensi", lo sguardo primitivo verso il cielo
da cui venivano "religiosamente" i tuoni; e poi la
scoperta "verbale" dell'acqua, il fuoco, la terra, il
sole; l'amicizia tra il Silenzio e l'artista-Cantastorie... non
c'è nulla che Claudio non trasformi in realtà con la sua
fantastica voce, con gli sguardi e le "facce" parlanti
che mandano in brodo di giuggiole i bambini e danno agli adulti
la sensazione di trovarsi davanti ad uno spettacolo di classe,
raffinato come pochi se ne fanno oggi in teatro. Ma nulla sarebbe
tutto questo senza l'alter ego "musicale" dell'attore,
il percussionista Leonardo Ramadori che con piatti, lastre
d'ottone, tamburelli, "tom tom", campane tubolari,
"hit hat", raganella, xilofono, campanellini e perfino
tubi dei termosifoni e tanti altri strumenti inventati da il
"là" strumentale alla voce "umana" di Carini.
Ne esce uno splendido canto e controcanto, in cui il mondo della
musica e quello del teatro camminano all'unisono, con Claudio
straordinario mago della sonorità e Leonardo che
"recita" con i suoi strumenti come se da sempre avesse
fatto l'attore.
In "AEIOU" il ritmo diventa qualcosa di più che un
semplice requisito della rappresentazione: è la ragione stessa
del teatro.